Una nuova emergenza è destinata ad aumentare la tensione nella fragile e ancora incerta transizione tunisina: l”effetto Libia. Sono oltre 140.000 i profughi che stanno fuggendo dal paese che fu di Gheddafi verso l”Egitto e la Tunisia. Si tratta in gran parte di lavoratori che erano emigrati in cerca di lavoro nel più ricco paese vicino. Negli ultimi giorni 75.000 persone si sono radunate al confine tra Libia e Tunisia e attendono di passarlo. Lunedì sono stati 14.000 quelli che ce l”hanno fatta, ieri se ne calcolavano altri 15.000.
Le Nazioni unite avevano già preparato 12.000 tende e ieri altri due voli avrebbero dovuto trasportarne altre 10.000. Ma non sono solo le tende a mancare, vi è carenza di beni di prima necessità e soprattutto di acqua. È la, purtroppo già conosciuta, tragedia dei profughi. Tra i profughi che arrivano a Ras Adjir vi sono, oltre ai tunisini, migliaia di vietnamiti, egiziani, indiani, turchi, cinesi, nepalesi e thailandesi che arrivano con carretti sui quali hanno caricato coperte, materassi e i loro poveri averi. Ma non basta questo per sopravvivere e vi «è un”urgente necessità di cibo, acqua e tende» ha detto Jemini Pandya, portavoce dell”Organizzazione per le migrazioni.
E Marc Pertzold, sempre dell”Oim, ha aggiunto «con migliaia di migranti che stanno ancora attendendo il permesso di entrare in Tunisia, vi è la urgente necessità di decongestionare la zona di frontiera che non è in grado di fornire un”accoglienza adeguata a un numero così alto di persone».
Tra gli accampati oltre il confine a ridosso di Ras Adjir vi sarebbero anche almeno 9.000 tra eritrei ed etiopi che temono di passare la frontiera perché, visto il loro colore, temono di essere scambiati per mercenari assoldati da Gheddafi, ha riferito un portavoce dell”Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite (Unhcr).
Intanto ieri vi è stata a Tunisi la prima visita di un capo di governo, lo spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, che ha incontrato il primo ministro ad interim Béji Caid Essebsi e il ministro degli esteri Mouldi Kéfi. «La Spagna è in prima linea ad aiutare a consolidare il processo di democratizzazione del mondo arabo» ha dichiarato il premier spagnolo in conferenza stampa. Quello che ha incontrato Zapatero è una rappresentanza di un governo quasi dimezzato dopo le ultime dimissioni. Forse sarà l”atteso discorso di questa sera alla nazione del presidente della repubblica Foued Mebazaa a fare qualche chiarimento sul futuro del paese o almeno sulle scelte che intende compiere per andare incontro alle richieste della piazza che non intende cedere a compromessi con il vecchio regime.
Tra le malefatte del vecchio regime ieri si è scoperto che la Tunisia aveva perso un ingente investimento estero del valore di 6,3 miliardi di dollari per costruire una raffineria che avrebbe dato lavoro a 1.200 persone, a causa della corruzione che imperava con Ben Ali al potere.
La notizia è stata data da Ahmed al Kadidi, ambasciatore tunisino in Qatar, attraverso la televisione al Jazeera. Secondo l”ambasciatore infatti uno dei consiglieri del vecchio regime, Abdelwahab Abdullah, chiese ai responsabili dell”investimento la cifra di 700 milioni di dollari come condizione per completare il progetto. Da allora la Qatar Petroleun ha congelato il progetto.
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Migranti stremati
Emergenza caos al confine con la Libia

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3 Marzo 2011 - 11.52
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